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Testimonianza di Marco Piccoli

Il 6 gennaio 1958, a soli 19 anni, partii per il Venezuela per raggiungere il secondo marito (Rossi Galizio), di mia madre Antonietta (de Marcaun) che mi aveva trovato un lavoro nella linea aeroportuale di Caracas, dove lui stesso si guadagnava il pane.
M'imbarcai al porto di Napoli, sulla nave "Antoniotto uso di mare" per arrivare precisamente a Maiquetia, un paese a pochi chilometri dalla capitale venezuelana. Il viaggio fu massacrante: sedici lunghi e interminabili giorni. Il mal di mare, le vaccinazioni di routine, l'antitifica e antivaiolica mi causarono una febbre molto alta; stavo male fisicamente, ma soprattutto moralmente. Solo le preghiere e la speranza di un futuro migliore mi aiutarono a reagire.
Arrivati al porto di Caracas, il patimento non era per nulla terminato. Fummo costretti a restare sulla nave ancora molti giorni. In Venezuela c'era stato il colpo di stato, dalla terra ferma giungevano notizie molto frammentarie e tanti erano i dubbi e le paure. Dopo sette giorni riuscimmo a sbarcare. Ad aspettarmi c'era lo zio Galizio che mi ospitò nella sua baracca, per tutto il tempo che restai in Venezuela (circa quattro anni).
A causa di quei problemi politici, non fu possibile lavorare all'aeroporto con lo zio, e all'inizio mi arrangiai in lavoretti vari. Dopo qualche mese, trovai un lavoro in un'officina " Taier Centrale".
In quell'officina entrai come apprendista meccanico ma presto passai ai lavori di carrozzeria, "la mia vera passione", in poco tempo imparai i trucchi e i segreti del battilamiera.
Guadagnavo bene, e spesso potevo inviare i risparmi alla famiglia e qualche regaluccio alla mia promessa sposa Maria.
Nel 1961 dovetti prendere una decisione: restare per sempre in Venezuela, dove avevo ottime prospettive e un futuro quasi certo, o tornare in patria e mantenere fede alla promessa che avevo fatto alla mia fidanzata.
Decisi di ripartire per il paese. Il 10 luglio 1961 ritornai dal Venezuela e il 10 settembre dello stesso anno mi sposai.

(Testimonianza raccolta da Angelo Piccoli)

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