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Le chiese di Montenerodomo

I Monteneresi sono da sempre stati osservatori delle pratiche religiose e il paese, a differenza del presente, disponeva di numerose chiese
Le notizie più antiche sulle chiese di Montenerodomo possono essere attinte da Benedetto Croce, da Antonio Ludovico Antinori e dai resoconti delle visite pastorali di monsignor Oliva.
Il primo riferisce che, nel XV secolo, "Montenerodomo era ... terra murata, con due porte, l'una detta di San Martino, sotto la chiesa matrice, e l'altra al capo opposto, dietro l'ora crollata chiesa di Santa Giusta... Oltre la chiesa matrice di San Martino con la "grancia" o dipendenza di Santa Lucia, sorgeva nel suo distretto, sul posto dell'antico Juvanum, l'abbazia cistercense di Santa Maria de Palatio, dalla quale dipendeva come grancia la chiesa di Santa Giusta..."
Riferendosi allo stesso secolo, l'Antinori riporta, invece, che "nella Contrada Urbana di Santa Giusta, ... si dice essere stato un Castello ed una Chiesina denominata Santa Maria in Castello".
L'Arcivescovo di Chieti, monsignor Giovanni Oliva, che visitò più volte Montenerodomo, tra il 1568 e il 1586, riferisce che nel paese, oltre all'Abbazia di Santa Maria del Palazzo, vi era la Parrocchia di San Martino e le chiese di Sant'Antonio, di San Rocco, di Santa Giusta, del Santissimo Sacramento e di Santa Maria delle Grazie.

Nell'apprezzo del feudo di Montenero del 1652, infine, si fa menzione della cappella di San Rocco extra-moenia eretta "accosto la muraglia della strada". La sua costruzione (e la devozione della popolazione montenerese a San Rocco) è da mettere in relazione alle epidemie di peste che colpirono la nostra regione nel 1348 e nel 1363.
Attigua all'omonima Abbazia, la chiesa di Santa Maria del Palazzo, la cui prima menzione è del 1173, era ad unica navata, con facciata principale rivolta ad oriente e dotata di campanile con un'unica campana. Costruita con grandi pietre scolpite, conteneva, nella parte sinistra della navata, una cappella dedicata all'Annunziata eretta nel 1470. Seguì le vicende del Monastero e ne è attestata l'esistenza fino al 1775.
La chiesa di Santa Giusta occupava la piazza omonima (oggi Piazza della Repubblica). E' sconosciuta l'epoca della sua fondazione. La prima notizia è del XV secolo, quando viene descritta come "grancia" dell'Abbazia di Santa Maria del Palazzo. Con Decreto Regale del 10 ottobre 1811 la parrocchia di Santa Giusta venne aggregata a quella di San Martino che, di conseguenza, assunse entrambi i nomi. Nel 1911 la chiesa, ormai pericolante, fu demolita.
Nel 1919 il Croce menziona anche la chiesa del Purgatorio,(allora già più non esistente) e una chiesa evangelica della Società Battista. Sorta nel 1906 per iniziativa di emigranti monteneresi in Pennsylvania, sorgeva in Piazza San Martino. Distrutta dai tedeschi, la chiesa non fu più ricostruita. Identica sorte toccò anche alla chiesa di campagna della famiglia Croce situata nella Contrada Casale, - si racconta - di pregevole valore artistico e che conservava una bella statua di San Fedele.
Oggi il paese ospita solamente due chiese: la chiesa matrice di San Martino e quella di San Vito.
La chiesa di San Martino, situata nel cuore del borgo antico in Piazza Benedetto Croce, fu costruita nel XIV secolo. Scampata alla distruzione del paese del novembre 1943, è stata più volte oggetto di lavori di consolidamento e di restauro che ne hanno modificato l'aspetto originale. In particolare, gli ultimi lavori (1979/84), hanno eliminato il campanile, edificato sulla sommità della facciata, ricostruendolo sulla sinistra, staccato dalla costruzione.
L'estrema sobrietà della facciata (unici motivi architettonici il portale in pietra e il rosone centrale) è compensata dall'eccessiva varietà cromatica interna, frutto dell'ultima ristrutturazione.
All'interno la chiesa conserva, oltre ad alcuni dipinti e a quattro vetrate istoriate, il marmoreo fonte battesimale e un ottocentesco coro ligneo. Non è più visibile, infine, perché nascosta dall'attuale, la pavimentazione originaria costituita da grossi e squadrati lastroni in pietra (le tipiche "lisce").
La chiesa di San Vito, già giuspatronato e sepolcreto della famiglia Croce, è localizzata in Piazza De Thomasis. La sua costruzione, autorizzata dall'arcivescovo di Chieti Michele De Palma, risale al 1744 e si deve a don Michele Croce, cugino di Benedetto, insigne magistrato borbonico e nonno del filosofo omonimo, che oltre alla titolarità di questo beneficio, lo era anche della chiesa di San Martino tra il 1735 e il 1761. Nel documento di fondazione si chiarisce che il cappellano doveva essere sempre un sacerdote discendente dalla famiglia Croce e che le celebrazioni religiose dovevano essere amministrate sull'altare di San Vito in ogni giorno festivo di precetto.
La piccola chiesa a navata unica e con una campana un tempo posta sulla sommità di un piccolo campanile eretto sulla sommità della facciata in asse con il semplicissimo portale in pietra e con l'apertura circolare delimitate da mostre di pietra lavorata.
All'interno conserva una Bolla di papa Benedetto XIV del 1757 incisa su una lastra di pietra, incassata nella parete destra a fianco all'altare.
La Chiesa venne usata quale sepolcreto dalla famiglia Croce. Nella cripta, ora murata, riposano quattro salme. Una quinta era tumulata nella parete destra della chiesa, sotto la Bolla, e conteneva il feretro di Onorato Croce, un bambino di pochi giorni morto nel 1852. Nella Chiesa si è officiata messa fino al 1943. Rimasta indenne il 26 novembre 1943, quando il paese fu raso al suolo dai guastatori tedeschi, fu utilizzata nell'immediato dopoguerra come aula scolastica. In seguito sconsacrata, è stata donata dalla famiglia Croce al comune di Montenerodomo. La sua ristrutturazione, prevista nel 2006, prevede la sua utilizzazione come "Centro Studi Crociani".
BIBLIOGRAFIA
Benedetto Croce Storia del Regno di Napoli, Appendice I, La Terza Bari, 1919
Antonio De Nino Palena, Letto Palena e Montenerodomo nel 1652, in "Rivista Abruzzese", Teramo 1908 Antonio Ludovico Antinori Manoscritti, volume XXXIV, parte II
APPENDICE
Cronologia dei titolari del beneficio parrocchiale di San Martino e Santa Giusta (la fusione delle due parrocchie avvenne con Decreto Regale del 10 ottobre 1811).
Nel 1568 don Marco Ruscio
" 1578 " Ettore Tavano
Nel 1670 don Orazio De Cinque (Vicario don Nobile Stella, Regio Abate dell'abbazia di Santa
Maria del Palazzo).
Nel 1673 don Nicolantonio Rossetti
" 1696 " Giuseppe Sciarretta
" 1714 " Giuseppe Nobile
" 1723 " Simeone Calabrese
Dal 1735 al 1761 don Michele Croce ( nel 1754 ebbe una vertenza con don Guglielmo Carozza, Abate di Santa Maria del Palazzo e Parroco della chiesa di Santa Giusta).
Dal 1761 al 1819 don Nicola Rossi
" 1820 " 1848 " Pietro Coletti
" 1851 " 1895 " Antonio Di Donato
" 1896 " 1913 " Nicola Gagliardi
" 1914 " 1931 " Pietro della Penna
" 1931 " 1933 " Lorenzo Della Valle
" 1933 " 1938 " Vincenzo Lannutti
" 1938 " 1943 " Guglielmo Bassiado
" 1943 " 1957 " Angelo Rossi
" 1957 " 1961 " Lorenzo Parente
" 1961 " 1974 " Clodomiro Barone
" 1974 " 1999 " Giuseppe Di Pietrantonio
" 1999 " Innocenzo Di Toro

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